NoCheap

NoCheap

NoCheap nasce da una riflessione che ha inizio nel 2009, si sviluppa nel 2010 e si rafforza negli anni successivi a causa della crisi e delle sue manifestazioni.

Il concetto contenuto nella sua definizione è una nuova visione della struttura economica e della vita dei singoli individui. È dall’adolescenza che sostengo la tesi della responsabilità sociale dell’individuo e questo mi ha procurato molto disagi, il non potermi nascondere dietro un’ideologia o dietro un gruppo. De-responsabilizzarmi e demandare ad altri la responsabilità delle mie scelte individuali.

Spesso si confondono i mezzi con i fini e le conseguenze sono evidenti. La richiesta dell’individuo è “cheap, cheap, ancora più cheap” a prescindere, come direbbe Totò, senza valutare quali possano essere le conseguenze della richiesta.

Alcune volte è per necessità, ma il più delle volte è per poter consumare di più, per bulimia consumistica. Il nostro modo di pensare è schizoide: vogliamo un lavoro con uno stipendio adeguato ma quando investiamo i nostri risparmi aspiriamo ad avere una redditività elevata senza considerare che la redditività che viene distribuita è stata tolta a qualcuno, ad una azienda, ai suoi fornitori, alla collettività, ai dipendenti, qualcuno ha ricevuto meno del dovuto per poter assicurare quella redditività. Ogni struttura economica in sé non ha senso se non è finalizzata al benessere collettivo ed è il risultato di una quantità di scelte individuali. È il comportamento del singolo che crea la struttura sociale, quindi la struttura economica.

Uno dei limiti della cultura italiana e quello di avere un sistema politico e religioso mediato, che solleva l’individuo dalla sua responsabilità diretta.

Senza voler entrare nel merito della politica (anche perché la classe politica è espressione del suo popolo) e della religione che fanno parte delle scelte e del sistema di credenze proprie dell’individuo, vorrei approfondire come le micro-scelte individuali possono influire sulla struttura economica.

“NoCheap” esprime il concetto che ogni individuo sia responsabile, o si senta tale, della struttura economica attraverso le sue scelte individuali.

Ogni acquisto che viene effettuato deve essere ponderato e valutato per l’intera filiera che lo ha prodotto. Bisogna acquisire conoscenze per imparare la struttura dei costi, per poter premiare o punire, attraverso le proprie preferenze d’acquisto, le aziende che lavorano per la costruzione del benessere comune riconoscendo la giusta remunerazione del capitale investito e punendo invece le speculazioni e gli eccessi di redditività procurati attraverso l’impoverimento della filiera e delle risorse che sono state impiegate per la sua produzione.

Questo significa scegliere  con consapevolezza ogni prodotto, ogni azienda e significa anche consumare meno in quantità ma meglio in qualità. D’altra parte superata la sbornia del consumismo il risultato è aver ridotto le nostre case a magazzini periferici delle aziende dove è presente di tutto ma il più è inutilizzato ed accatastato.

Un’amica altoatesina mi raccontava che loro tendono ad acquistare i prodotti nei piccoli negozi locali anche se costano di più, perché così permettono al negoziante una vita decorosa ed in cambio lui si servirà dai produttori locali e terrà la serranda alzata e la luce accesa nel suo locale tutto l’anno.

Quanto vale avere le luci accese dei negozi sotto casa invece del deserto tenebroso delle nostre attuali vie cittadine? Se le luci sono spente non è colpa della Grande Distribuzione ma la responsabilità è nostra di esserci andati e non aver creato le condizioni affinché i negozi di vicinato potessero sopravvivere.

Quanto abbiamo risparmiato economicamente? Molto poco visto che il più delle volte siamo usciti dagli ipermercati con più prodotti di quanti ne avessimo bisogno ma in compenso abbiamo contribuito ad abbassare le serrande e a diminuire la qualità della vita percepita.

La qualità percepita passa attraverso le piccole cose quotidiane come la luce accesa del negozio sotto casa o altre piccole azioni quotidiane.

La vita è un insieme di scelte relative ed ogni scelta genera una conseguenza. Forse è opportuno iniziare a chiedersi quale sia il futuro che stiamo costruendo con le nostre scelte.

Riporto un passaggio tratto dal libro di Loretta Napoleoni, Economia Canaglia Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale che bene esprime il come le scelte individuali del consumatore siano responsabili della struttura economica:

“Quasi ogni prodotto di consumo ha una storia oscura e nascosta che si intreccia con la schiavitù e la pirateria, con falsi e le frodi, i furti ed il riciclaggio. Ed il luogo privilegiato per l’economia canaglia rimane il mercato globale. I prodotti canaglia penetrano e corrompono, distruggono dal di dentro le economie tradizionali. Quando compriamo una fede nunziale prodotta con l’oro delle miniere del Congo estratto dai bambini che lavorano per gli spietati signori della guerra, oro che poi viene venduto di contrabbando in Uganda con finti certificati da imprese senza scrupoli, ecco che stabiliamo un contatto con il mondo sotterraneo dell’economia illegale e criminale dell’Africa. E abbiamo solo comprato il nostro anello di nozze. Del resto noi sappiamo molto poco di questi legami oscuri, queste interdipendenze celate dalla complessità del mercato che tesse la ragnatela delle fantasie e delle illusioni in cui i consumatori vivono. Come i personaggi di Matrix, i consumatori vivono in un mondo di fantasia in cui qualcuno li ha convinti che la loro è in assoluto la vita migliore possibile”

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