Cigno Nero e curva gaussiana

Nell’approcciare l’innovazione si ha l’aspettativa di ottenere una ricaduta positiva immediata: siamo legati al concetto della causa-effetto. Laddove il risultato tarda a venire, sulla base delle nostre aspettative temporali, abbandoniamo il progetto in quanto lo riteniamo improduttivo.

È un approccio legittimo ma riduttivo, funzionale ad una innovazione incrementale piuttosto che ad una innovazione di rottura.

Noi agiamo in funzione dei concetti che riteniamo corretti e su questa base facciamo le nostre previsioni: costi, ricavi e ricadute. Le nostre azioni sono mosse o dalla massimizzazione del risultato o dalla minimizzazione del rischio, Dovremmo lasciare l’approccio meccanicistico e sposare, perlomeno fidanzarci con quello probabilistico, con una esposizione convinta ai Cigni Neri, proposti da Nassim Taleb ed alla Serendipity, adottando uno stile di governance più aperto alla casualità rispetto alla causalità.

D’altra parte la storia ci porta molti esempi di come le scoperte siano state fatte per condizioni casuali (serendipity) piuttosto che per forme di controllo del processo d’innovazione.

Nella distribuzione sulla curva di Gauss delle probabilità abbiamo la tendenza a focalizzarci nell’area della maggiore probabilità per una ragionevole aspettativa su di un risultato immediato. Ma l’innovazione di rottura di manifesta nelle code della curva a campana, dove si presentano quegli avvenimenti, improbabili, casuali ed inaspettati che possono portare le organizzazioni a fare un quantum leap.

Taleb nel suo Cigno Nero, ci dice che la parte alta della curva gaussiana è utile nelle normali condizioni, chiamato Mediocristian, utile per gestire la quotidianità in contesti stabili e prevedibili; ma non possiamo escludere che nelle code, l’Estremistan, siano possibili avvenimenti che possano capovolgere i paradigmi di riferimento con risultati inaspettati.

Ora le organizzazioni dovrebbero attrezzarsi a gestire culturalmente e organizzativamente i Cigni Neri, lasciando ampio spazio alla possibilità di “sbagliare”.  Viviamo in un mondo dove l’errore è demonizzato, colpevolizzato e non considerato come ricerca di soluzioni alternative migliori. “Se non sbagli significa che stai facendo le cose come le hai sempre fatte” potrebbe essere il mantra!!!

“Il termine “cigno nero” è tratto dalla frase del poeta latino Giovenale “rara avis in terris nigroque simillima cygno”. Questa espressione era utilizzata nelle discussioni filosofiche del XVImo ad indicare un fatto impossibile o perlomeno improbabile. Si basa sulla presunzione che “tutti i cigni sono bianchi” asserzione che ha avuto un senso fino alla scoperta del cigno nero australiano Chenopis atrata da parte degli esploratori europei. Questo esempio dimostra come né il ragionamento deduttivo né quello induttivo siano infallibili. Un argomento dipende dalla verità delle sue premesse: una falsa premessa può portare a un risultato sbagliato e dei dati limitati producono una conclusione incorretta. Il limite del ragionamento secondo cui “tutti i cigni sono bianchi” è dato dai limiti dell’esperienza che ci fa credere che non esistono cigni neri”. (WikipediaImmagine

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