Cosa c’entrano i modelli di business con i giornalisti?

cds100 giornalisti (e altrettanti in lista d’attesa per cui sarà necessaria una seconda edizione) venerdì 13 novembre 2015 hanno partecipato ad una giornata di formazione organizzata dalla Associazione Stampa Subalpina presso l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte a Torino, condotta da Giulio Caresio e da me, sull’utilizzo di nuovi strumenti e nuove metodologie (il business model canvas,) che aiutino i giornalisti a riflettere sul senso della propria professione oggi.
La funzione primaria dei giornali, nella loro produzione e dei media in genere, è sempre stata quella dell’intermediazione tra i fatti, gli eventi e il lettore/utente; i giornalisti svolgevano il mestiere di decodificatore analizzando le osservazioni raccolte, decodificandole e contestualizzandole per poter essere fruite e poi veicolate attraverso i supporti fisici che avevano bisogno di una infrastruttura logistica per poter essere messi a disposizione del lettore. Il focus era il contenuto, l’abilità e la competenza nel produrli e la struttura per distribuirli.
L’innovazione tecnologica ha introdotto dei cambiamenti sostanziali basati sulla disintermediazione e la creazione di nuove figure produttive, primo fra tutti il “prosumer” che di fatto svolge il compito di produttore di contenuti, editore e fruitore.
Oggi lo spazio degli intermediari è stato occupato dagli info-mediari (si fanno i soliti nomi: Amazon, Facebook, Google, Youtube, Tripadvisor, Expedia), alcuni spostano contenuti digitali, altri fisici, ma il “core business” è la gestione dei dati, delle informazioni, lì dove si trova il valore oggi.
Google e Apple si mettono a costruire automobili, Facebook si candida ad essere il futuro editore di quotidiani (è di quest’anno l’accordo con NYT), gli Instant Articles arrivano sugli smartphone, i social a loro volta hanno creato altri produttori di contenuti (blogger, youtuber, specialisti della comunicazione 2.0, social manager, content manager), tutti soggetti che hanno eroso parti del mercato a cui si rivolgevano i giornalisti.
I mercati cambiano, nuovi competitors si affacciano, i bisogni dei destinatari cambiano.
Il mondo è cambiato, sta cambiando e continuerà a cambiare. Per questo è necessario adeguarsi.
E qui sorge il perché è necessario riflettere e rivedere il proprio modello di business di professionisti. Qui un articolo che esprime la necessità di diventare progettisti.
La quantità dell’offerta e la velocità con cui viene consumato il contenuto ne ha di fatto abbassato il valore ed ha compresso la rimunerazione per l’attività svolta. La rete, inoltre, ha prodotto la percezione che il contenuto avesse costo zero perché è disponibile gratis.
Questa è la realtà che si riscontra in tutte le professioni, dai giornalisti, agli avvocati, ingegneri, architetti, dentisti, commercialisti, notai che hanno visto il loro mercato cambiare. L’offerta supera la domanda ed è sempre più difficile differenziarsi.
Il mercato è atomizzato e non si hanno più confini evidenti e ognuno deve ri-costruire la propria Value Proposition e trovare il modo più efficace per relazionarsi con il suo mercato di riferimento evidenziando il Valore Proposto.
C’era un tempo in cui la cultura era sostenuta dai mecenati, poi è intervenuto l’ente pubblico ed oggi ci si deve, necessariamente, rivolgere al mercato.
Queste occasioni di riflessione sono solo il punto di partenza, uno stimolo per porsi la domanda: “cosa dovrei fare” abbandonando l’idea di “che cosa dovrebbe accadere”.
Nel post di Giulio Caresio è presentato e spiegato lo spin-off “editorial design canvas” che abbiamo sviluppato per progettare e gestire i progetti editoriali delle aziende nostre clienti, coniugando le nostre competenze.
Anche le aziende devono abbandonare le vecchie logiche legate alla gestione della comunicazione e pensare in termini di “progetto editoriale”.
Le aziende per competere non hanno bisogno solo di prodotti e competenze ma di progetti.
Questa è un’area nella quale il giornalista può trovare una nuova dimensione di applicazione delle sue abilità e competenze.
Alessio Giachin Ricca

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